Il diabete mellito è una malattia cronica caratterizzata da un eccesso di zuccheri nel sangue.
Si divide in due forme principali: diabete di tipo 1 e diabete di tipo 2.
La prima forma di diabete è caratterizzata dall’assenza totale di secrezione insulinica, mentre nella seconda
si ha una ridotta sensibilità dell’organismo all’insulina, normalmente prodotta da parte dei tessuti bersaglio (fegato, muscolo e tessuto adiposo), e/o da una ridotta secrezione di insulina da parte del pancreas.
Nel diabete di tipo 2 l’instaurarsi di tale patologia è influenzata da fattori genetici ed ambientali, quali un elevato apporto calorico e la sedentarietà. Inoltre, tali fattori causano un terzo elemento responsabile a sua volta dell’insorgenza di diabete, ovvero l’obesità.
L’ obesità è presente in oltre l’80% dei pazienti con diabete di tipo 2 ed è accompagnata a insulino-resistenza e ad iperinsulinemia.
È ormai dimostrato che un regolare esercizio fisico in soggetti con diabete permette una maggiore aspettativa di vita, limita i fattori di rischio cardiovascolari e porta ad un miglior controllo metabolico. Accanto ai vantaggi di tipo fisico inoltre, lo sport aumenta il senso di benessere, più sicurezza, minore ansia e depressione, e accresce l’autostima.
Per decenni l’esercizio fisico, associato a una corretta alimentazione, è stato considerato uno strumento utile per i soggetti diabetici; tuttavia è negli ultimi 20 anni che la comunità scientifica internazionale è d’accordo nell’affermare che l’esercizio fisico regolare è efficace non solo nella prevenzione, ma anche nel trattamento del diabete.
Gli studi hanno dimostrato infatti che gli effetti dell’esercizio fisico si esplicano sia in seguito a una singola sessione, che dopo un periodo di allenamento duraturo e a diversi livelli.
L’esercito fisico infatti influenza:
-il sistema insulino sensibilità (gli studi dimostrano che aumenta l’insulino-sensibilità periferica in individui con diabete di tipo 2, dalle 24 alle 72 ore post esercizio; tuttavia tale effetto acuto è perso in pochi giorni, per cui, affinché persista, l’esercizio deve essere svolto in maniera costante).
-il trasporto di glucosio (l’assorbimento del glucosio prevede tre step: nel primo si ha, appunto, il trasporto del glucosio dal sangue al muscolo. Questo è migliorato grazie al maggior afflusso ematico accompagnato anche dall’apertura di capillari normalmente non utilizzati; nel secondo step si ha il trasporto del glucosio nella cellula che avviene mediante dei recettori, posti sulla parete cellulare chiamati GLUT-4. In questo caso L’esercizio fisico è in grado di stimolare la traslocazione di questi recettori dal citosol alla superficie della cellula; infine, nell’ultimo step, avviene la fosforilazione del glucosio da parte di enzimi chiamati esochinasi, qui L ’esercizio aumenta i livelli di questi enzimi nel muscolo-scheletrico).
-il controllo glicemico.

Detto questo, quindi, possiamo affermare che l’esercizio determina sia nel soggetto normale che nel diabetico, una serie di attivazioni metaboliche, cardiovascolari, respiratorie e muscolari. Quindi, l’esercizio fisico moderato eseguito quotidianamente aumenta la sensibilità insulinica con conseguente riduzione del fabbisogno, migliora il profilo lipidico diminuendo i trigliceridi e aumentando la porzione di colesterolo HDL, riduce il rischio aterogeno e cardiovascolare, riduce la tendenza all’aumento di peso (sovrappeso e obesità) riduce la pressione arteriosa (ipertensione).
Accanto ai vantaggi della pratica sportiva è evidente che ci siano dei rischi, tale eventualità rappresenta la motivazione fondamentale che ha determinato in passato un atteggiamento proibitivo per alcune discipline sportive.
I rischi legati allo svolgimento di alcuni sport sono inoltre quelli dovuti alla presenza di complicanze croniche che non vietano la pratica sportiva ma la limitano in funzione del tipo di complicanze della loro gravità. È importante quindi il supporto di figure sanitarie e di tecnici esperti che possano aiutare il paziente ad affrontare una adeguata pratica sportiva, permettendo al paziente stesso l’acquisizione di competenze nel monitoraggio del controllo glicemico medio e della soglia di percezione dell’ipoglicemia, nella definizione di obiettivi glicemici specifici per l’allenamento, nella gestione dei carboidrati e del regime insulinico.
È utile che il paziente diabetico sappia utilizzare maltodestrine o alimenti comunque contenenti zuccheri oltre che è una terapia nutrizionale adatta alla determinata disciplina scelta. Il fabbisogno nutrizionale e di integrazione dipenderà molto dalla durata, dall’intensità e dalla tipologia dell’allenamento oltre che dalla variazione insulinica fatta e non in ultimo dalle preferenze del paziente.
Un enorme passo avanti nella gestione ottimale dello sport è stato fatto da quando si sono resi disponibili sistemi impulsivi sottocutanei di insulina prima, e il monitoraggio in continuo della glicemia poi. Tra gli strumenti che la tecnologia ci offre non bisogna dimenticare l’utilizzo di un cardiofrequenzimetro, che per il soggetto diabetico risulta indispensabile, in quanto la correlazione diretta tra dispendio energetico e frequenza cardiaca, permette all’atleta di avere un’idea del tipo di metabolismo e quindi anche delle indicazioni per aggiustare la terapia.
Raccomando di evitare l’attività
fisica se lo glicemia a digiuno è superiore a 250 mg/dl ed è presente chetosi. Se la glicemia maggiore di 100 mg/dl si devono inserire carboidrati supplementari. La glicemia deve essere misurata prima di iniziare l’attività fisica, ogni 30 minuti durante il suo svolgimento, e anche al termine.
Prima di iniziare l’attività bisogna mangiare una piccola fonte di carboidrati e durante l’esercizio occorre avere sempre a portata di mano i carboidrati a rapido assorbimento nell’eventualità che la glicemia si abbassi eccessivamente. Bisogna bere molta acqua prima durante e dopo l’attività e fare uno spuntino anche una volta terminata l’attività fisica.
Quasi tutti gli sport sono consentiti, sia aerobici che anaerobici. Gli sport aerobici, come già detto, migliorano il sistema cardiocircolatorio, mentre lo sport contro resistenza (la pesistica) porta miglioramenti del tono muscolare e maggiore funzionalità di quei famosi recettori GLUT-4. Importante è anche l’allenamento della flessibilità, per aumentare il range di movimento e ridurre il rischio di lesione. La frequenza dell’attività fisica consigliata va da tre a cinque sedute settimanali evitando periodi di inattività per più di due giorni di seguito, in quanto gli effetti positivi sull’insulino-resistenza indotta hanno una durata non superiore a 48 ore dopo la fine esercizio. Sono raccomandati 60 minuti di attività a cui vanno aggiunti 10 minuti di riscaldamento e 10 di defaticamento. È inoltre prevista, come accennato sopra, una buona attività aerobica con una frequenza cardiaca che si aggira intorno al 50-70% della frequenza cardiaca massima. Occorre comunque capire che le linee guida non devono essere considerate come assolute, paradossalmente gran parte delle persone che otterrebbero maggiori vantaggi nella pratica dell’attività fisica, presentano altre patologie che rendono difficile lo svolgimento della stessa; chi è obeso, affetto da artrite o artrosi oppure da gravi complicanze del diabete stesso, potrebbe avere molta difficoltà anche solo a camminare per 20-30 minuti. Quindi, è importante che le valutazioni per la scelta dell’esercizio, della durata e dell’intensità siano fatte in intesa con il proprio medico specialistico e con un tecnico che seguirà man mano le fasi dell’allenamento, partendo dall’approccio agli esercizi, per poi stilare un programma specifico per il soggetto che dovrà essere riadattato nel tempo per spingerlo a proseguire negli allenamenti in maniera continuativa .
Possiamo affermare con certezza che una persona con diabete trae benefici sia dell’allenamento aerobico che da quello contro resistenza, in quanto entrambi apportano benefici metabolici migliorando in risposta la qualità di vita. Tuttavia in presenza di rilievi patologici, dovranno scegliere attività che non portino un rischio di peggioramento delle complicanze. Se sono presenti complicanze il protocollo di attività fisica dovrà essere adattato in funzione delle stesse. Le complicanze alle quali bisogna fare più attenzione nella stesura di un programma di attività fisica
sono: cardiopatie ischemica, nefropatia diabetica, retinopatia e neuropatia sensitivo-motoria. Per portare degli esempi: nelle cardiopatie ischemiche vanno evitate attività che producono dolore precordiale o un forte incremento della frequenza cardiaca; nella nefropatia diabetica sono consigliati esercizi fisici di moderata intensità; nelle retinopatia diabetica devono essere evitate attività che portino a un incremento della pressione arteriosa o che prevedano contatto fisico; infine nella neuropatia sensitivo-motoria la pratica regolare dell’esercizio fisico aerobico alattacido può rallentare la progressione della neuropatia periferica.
In conclusione, è importante sottolineare che non esistono età o condizioni fisiche per le quali sia inibita l’attività fisica. Infatti, il movimento rappresenta un requisito fondamentale per mantenere e/o migliorare lo stato di salute generale.
SANGUE E SUDORE